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Una stufetta a scatenare l’inferno:
la pista seguita dagli inquirenti
sull’incendio alla Tontarelli

CASTELFIDARDO - E' questa l'ipotesi sulle cause del rogo che ieri mattina ha devastato un capannone di circa 10mila metri quadrati. Stando ai primi rilievi, il calore dell'apparecchio avrebbe scatenato la scintilla decisiva. Sul caso c'è un fascicolo aperto senza indagati per incendio colposo
mercoledì 17 Aprile 2019 - Ore 15:40
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I vigili del fuoco al lavoro alla Tontarelli

 

di Federica Serfilippi

Inferno di fuoco alla Tontarelli, sarebbe stata una stufa a provocare la devastazione. Un apparecchio mobile utilizzato dagli operai per scaldare l’ambiente dove lavoravano, spostato di volta in volta all’interno del mega capannone invaso ieri mattina dalle fiamme. E’ questa la prima ipotesi investigativa su cui stanno lavorando gli inquirenti sul rogo che ha mandato in fumo parte di un capannone della ditta di via Camerano a Castelfidardo, contenente prodotti plastici finiti e semi lavorati. Secondo quanto finora raccolto dai carabinieri del Noe e dai colleghi della Compagnia di Osimo, la stufetta avrebbe sprigionato talmente tanto calore da intaccare le materie plastiche vicine, così da innescare la miccia e far bruciare per autocombustione i prodotti.

Ma perché sarebbe stato presente l’apparecchio? Sempre secondo una prima idea della procura, gli operai l’avrebbero spostata di volta in volta all’interno del capannone per scaldare l’area dove in quel momento stavano lavorando. Una soluzione alternativa al riscaldamento del capannone, grande quasi 10mila metri quadrati. Non a caso, gli investigatori guidati dal pm Rosario Lioniello stanno anche accertando se non possa esserci stato un uso improprio o comunque imprudente della stufa da parte degli operai. L’indagine è alle prime battute e tutto, ovviamente, è ancora da verificare. Sul caso è stato aperto un fascicolo per incendio colposo senza indagati. E’ esclusa la matrice dolosa. Ieri, durante un primo sopralluogo degli investigatori, il perito Luca Russo, nominato dalla procura, ha acquisito i log delle centraline antincendio relativa al capannone che ha preso fuoco e le immagini del sistema di videosorveglianza.

Nel frattempo prosegue il presidio dei vigili del fuoco sul posto per spegnere gli ultimi focolai. Stanotte è stata garantita la sorveglianza  con una squadra di pompieri in loco e da stamattina sono al lavoro altri due equipaggi dei vigili del fuoco per soffocare gli ultimi focolai. Per le 17 è atteso un vertice al Comando di Ancona per fare il punto della situazione e stabilire se la presenza dei vigili del fuoco sul posto è ancora necessaria. Finché il fuoco non sarà stato del tutto domato e le pareti del capannone non saranno messe in sicurezza con puntelli (la copertura ha ceduto quasi del tutto e ci sono travi pericolanti) anche i tecnici del vigili del fuoco sono impossibilitati a svolgere un sopralluogo interno al fabbricato. Sono invece tornati stamattina al lavoro gli operai delle linee produttive adiacenti al capannone incenerito dalla fiamme. Il sistema antincendio grazie  alla presenza delle porte tagliafuoco ha preservato la struttura da danni. Come prescritto dalla Regione, ieri il sindaco di Castelfidardo ha firmato l’ordinanza  a tutela della popolazione sul potenziale inquinamento in atmosfera e nelle acque nel dopo incendio. «Prima di revocarla, dobbiamo attendere i dati Arpam che dovrebbero essere ufficializzati entro 48 ore dall’incendio», ha spiegato stamattina il sindaco  Roberto Ascani.

(foto Giusy Marinelli)

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