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Tre studentesse Abam sugli scudi
al Premio nazionale delle Arti

ACCADEMIA - Luna Hoei Cini di Senigallia e l'osimana Aurora Guazzaroni abitante a Loreto sono tra i cinque finalisti del settore Pittura del prestigioso concorso torinese
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di Maurizio Verdenelli

Segni particolari: bravissime. Daria Carpineti (Montelupone), Luna Hoei Cini (Senigallia), Aurora Guazzaroni (osimana abitante a Loreto) studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Macerata hanno colto al Premio nazionale delle Arti (Pna) di Torino cui hanno partecipato da tutto il Belpaese accademie, scuole e licei artistici e, dall’estero 21 Accademie internazionali, un meritato, importante successo. Daria vincendo nella categoria Decorazione, Luna (laureata in Criminologia a Forlì) ed Aurora giungendo entrambe nella finale a cinque in Pittura, dove alla fine ha prevalso uno studente di Sassari. 

L’opera ‘Propagazione cerebrale’

La Carpineti, allieva dell’ultimo anno del biennio di Decorazione del contemporaneo, ha superato la foltissima concorrenza del Premio nazionale giovanile istituito dal Miur all’Accademia Albertina di Torino con ‘Propagazione cerebrale’, la Hoei Cini e la Guazzaroni, entrambe laureande al triennale di Pittura, con “Fare nuovi mondi/Making worlds”. Opera questa esposta in Pinacoteca e al Gaba Young. Luna ed Aurora erano state selezionate per rappresentare l’Abamc dalla prof.ssa Marina Mentoni. La quale aveva organizzato una mostra nel contesto della rassegna musicale ‘Appassionata’. Ad ispirare le due pittrici è stato Collodi.

Aurora Guazzaroni e Luna Hoei Cini accanto alla loro opera ‘Fare mondi/making worlds”

Dicono ad una voce Luna (che s’iscriverà a Pittura, dopo il triennio ormai concluso) ed Aurora (la sua scelta per il biennio prossimo venturo e’ indirizzata all’Illustrazione): «La fase embrionale del nostro lavoro ha preso forma da “Pinocchio”. E dunque dall’evoluzione del celebre burattino di legno che deve trovare la sua identità in relazione alle condizioni ambientali e socio-culturali con cui si confronterà per diventare bambino vero. Il nostro lavoro vuole proiettare queste istanze nella contemporaneità, fornendoci delle chiavi per orientarci in una visualitá che oggi ci appare debole e superficiale. Usiamo materiali naturali come legno, ferro, bitume, che servono a dare concretezza alle immagini con cui fotografiamo un esistente effimero, volatile, in continuo mutamento. L’obiettivo è di riscattare questi materiali trascurati, abbandonati, offrendo ai nostri soggetti un’esistenza tattile, facendoli incontrare con la “materia”. Il materiale del pensiero attivo dipende dall’esperienza: un vecchio baule svela racconti legati alla metamorfosi del sé. Dunque l’associazione di queste idee semplici ai materiali poveri, diventano simbolo dell’attività spirituale e di coesistenza nel tempo e nello spazio».

Studentessa dell’Accademia vince premio internazionale

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