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Caporalato ed estorsioni:
tre imprenditori in arresto

INDAGINE - Si tratta di bengalesi con una ditta situata a Falconara e impiegata nel mondo della cantieristica navale. Stando alle accuse, pretendevano soldi dagli operai per l'assunzione e richiedevano una quota dalla busta paga
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foto d’archivio

 

Sfruttamento di operai nel mondo della cantieristica navale: tre arresti. Le manette sono scattate per cittadini bengalesi che avevano anche una ditta con sede a Falconara. I reati, contestati a vario titolo:  intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione e somministrazione fraudolenta di manodopera, 
Rivestendo il ruolo di capicantiere, e gestendo 170 lavoratori, si facevano restituire parte dello stipendio che, stando a quanto raccolto dagli investigatori durante le indagini, ammontava a circa il 15% della busta paga mentre soldi erano richiesti anche per l’assunzione, cioè il garantire la possibilità di lavorare, in cambio di cifre che variavano dai 700 ai mille euro.
Gli operai assunti lavoravano negli stabilimenti Fincantieri, ditta risultata estranea ai fatti e che ha fornito massima collaborazione alle indagini, di Monfalcone, Genova e Ancona.
Quanto emerso dalle indagini, coordinate dal tribunale di Gorizia, e alle quali hanno lavorato anche i Nuclei carabinieri Ispettorato del Lavoro di Gorizia, Venezia ed Ancona, lascia emergere come in alcune situazioni venivano anche chiesti i pagamenti di 50 euro come tassa per l’utilizzo degli armadietti di lavoro oltre al fatto che sotto lockdown, nel marzo scorso, ad alcuni operai è stata estorta parte della somma ricevuta con la cassa integrazione.
A seguito di tutto questo, gli inquirenti hanno dunque eseguito il decreto di sequestro preventivo del denaro depositato sui conti correnti intestati agli indagati e contenenti 31.500 euro. La cifra si ritiene sia quella estorta alle vittime che, al momento, risulterebbero essere 16 ma non si esclude che il loro numero, con gli ulteriori approfondimenti che verranno messi in atto tramite anche nuove testimonianze di operai, possa aumentare.
Altri illeciti sono stati rilevati a carico dei responsabili della ditta che, servendosi di società di lavoro interinali, non rispettavano però le leggi del Decreto Dignità, che impongono l’impiego massimo del 30% dei lavoratori assunti tramite agenzie.

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