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Emergenza cinghiali, il Comune:
«Non abbiamo fondi,
deve muoversi la Regione»

ANCONA - Le parole dell'assessore all'Ambiente Polenta al termine di un tavolo di confronto in Prefettura per cercare di arginare il problema degli animali selvatici, avvistati in varie zone del capoluogo nelle ultime settimane. L'amministrazione non avrebbe soldi a sufficienza per interventi risolutivi
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Ancona, un cinghiale a passeggio per via del Conero

di Giampaolo Milzi

Se alla riunione di ieri mattina in Prefettura ad Ancona ci fosse stato anche un rappresentate dei cinghiali, ne sarebbe uscito sorridente. In realtà lo scottante tema sul tavolo inter/istituzionale – la questione in fase di aggravamento degli ungulati a spasso nel territorio municipale del capoluogo marchigiano – non ha fornito spunti per sorrisi d’ottimismo. Al contrario. E’ emersa l’evidenza di due problemi: nelle normative prodotte sul tema del contenimento della proliferazione di animali potenzialmente pericolosi, la Regione si è “dimenticata” di indicare di chi è la competenza d’intervento nelle “aree urbane e periurbane”, quelle zone cittadine costituite da verde pubblico attrezzato, campagna incolta (pubblica o privata o, ancora, demaniale), o piccole zone di terreno agricolo coltivato; il Comune di Ancona, dichiaratosi incompetente, ha posto chiaro chiaro il problema dei fondi necessari, che non ha, per attuare misure affinché i cinghiali inizino a fare marcia indietro per tornarsene sul Conero e immediati dintorni, puntando il dito proprio sulla Regione, che dovrebbe costituire una sorta di cabina di regia, anche finanziaria, per avviare a soluzione «un fenomeno che si è ormai fortemente cronicizzato e non può essere risolto completamente ma solo limitato, non esistono soluzioni miracolose».

L’assessore Michele Polenta

IL TAVOLO IN PREFETTURA – Le parole virgolettate erano state pronunciate giorni da Pierfrancesco Gambelli, comandante della Polizia provinciale, confrontandosi con gli assessori comunali Michele Polenta (Ambiente) e Foresi (Manutenzioni). Era stato proprio Polenta a chiedere alla Prefettura di indire il tavolo. Dove, con lui, erano seduti: il funzionario dell’Ufficio municipale Ambiente Fabio Vallarola, due dirigenti della Regione, il direttore dell’Ente Parco del Conero Giannini, David Belfiore, del WWF, gestore dell’Oasi naturalistica Ripa Bianca di Jesi, il già citato Gambelli, il comandante della Forestale Carabinieri Roberto Nardi e il capo della Polizia municipale di Jesi (altro Comune che deve fare i conti con i cinghiali). Ma il tavolo ha prodotto un topolino: tante domande, zero risposte e la decisione di ritrovarsi tutti in Prefettura tra un paio di settimane, quando si dovrò decidere chi e cosa deve fare, e chi deve stanziare i fondi. “Indiziato” numero uno l’ente Regione, in quanto estensore del Piano faunistico venatorio vigente.

Cinghiale a Villa Beer

LE SOLUZIONI –  Polenta, pur rivolgendosi al rappresentante della Prefettura, ha fatto considerazioni e richieste: «I cinghiali in città? Problema di ordine pubblico, giuridicamente quindi non ci riguarda. Che si attivino figure professionali specifiche per misure sia di cattura sia preventive.  Quali? L’ente Parco del Conero sta avviando corsi di in collaborazione con aziende agricole, tramite convenzioni o protocolli d’intesa, per formare personale chiamato a predisporre trappole per i cinghiali. Lo stesso tipo di formula viene applicata da 3 anni dall’Oasi di Ripa Bianca con ottimi risultati. Questo metodo, che ho proposto in Prefettura, potrebbe essere adottato in certe aree di Ancona rilevatesi più a rischio». E chi agirebbe ad Ancona? Tra le ipotesi, «parte del personale formato dal Parco del Conero, forse, la stessa Regione dovrebbe farsi carico, con relative risorse, di corsi di formazione per operatori del genere». E questo è uno dei consigli che Polenta aveva già ricevuto dal comandante della Polizia provinciale il quale però intendeva che fosse il Comune, previa autorizzazione della Prefettura, a farsi carico della predisposizione delle trappole. Grandi recinti-gabbie fissi, con dentro esche a base di mais, di cui i cinghiali sono golosi. Pollice verso, dell’assessore Polenta, anche per l’altra indicazione ricevuta da Gambelli: limitare le zone di rifugio dove i cinghiali di solito dormono, ovvero bonificare con tagli e decespugliamenti, roveri, canneti, aree di verde incolto con erbacce infestanti (per fare alcuni esempi) in zona cittadina. «A stento abbiamo i fondi necessari per assicurare la manutenzione del verde nei nostri parchi – ha detto Polenta – Figuriamoci per bonificare centinaia di ettari di terreno di campagna contigua alla città. L’Indicazione è  utile, ma il Comune potrebbe agire solo con fondi dalla Regione».
Il Comune qualcosa ha iniziato a fare. Polenta: «Abbiamo controllato la buona tenuta delle recinzioni delle scuole d’infanzia ed elementari e di alcuni parchi più a rischio, cioè in aree vicine a campagna incolta, dobbiamo tornare a verificare le reti di confine del Parco di Villa Beer alle Grazie. Quanto a punti di rilascio da parte di cittadini di cibo o avanzi alimentari non ne abbiamo trovati».

GLI AVVISTAMENTI di cinghiali sono un fatto conclamato. Tante le segnalazioni dei cittadini, anche alla polizia locale. Nelle ultime settimane un folto gruppo “pascolava” all’ex Crass al Piano. Un esemplare è stato visto vicino alla chiesa di Pietralacroce, e mentre camminava lungo via del Conero, a due passi dalle scuole “Conero” e all’inizio d via Isonzo; una famiglia di cinghiali gira spesso al Parco “Belvedere” di Posatora e a Torrette in quello del “Gabbiano” e in via Metauro, dove c’è una scuola; tanti e ricorrenti gli avvistamenti a Varano. Tornando a Villa Beer e all’area ex Crass, il problema resta grave e irrisolto. A Villa Beer vagano da tempo cinque cinghiali. Dei cittadini hanno segnalato che probabilmente usano come tane grosse buche sotto lo svincolo dell’asse per le Grazie, in una zona degradata; altri hanno segnalato accumuli di cibo a Valle Miano lungo la strada che costeggia la linea ferroviaria, che porta in area parco del Conero, altra zona frequentata dagli ungulati. Un anno fa uno di loro si è spinto fino a via Angelini. Nell’area ex Crass, le recinzioni che la separano dalla campagna che sale fino a Posatora sono lacerate in più punti. . Il Comune, dopo un sopralluogo della polizia locale e provinciale, ha sollecitato l’Asur a ripristinare solide recinzioni e reti.

 

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