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Decreto Salvini, Arrigoni (Lega):
«Il Pd strumentalizza l’Anci»,
Santarelli (M5s): «Non se ne parla in modo serio»

SICUREZZA – Secondo round nello scontro politico sulla legge bandiera del ministro dell'Interno. I partiti di governo replicano alla levata di scudi sull'art 13 che da Palermo ha raggiunto anche le Marche. A Fabriano, un incontro per affrontare il tema delle conseguenze dell'applicazione del decreto
venerdì 4 Gennaio 2019 - Ore 17:43
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Foto d’archivio

 

Non si placa la polemica scoppiata intorno al Decreto Salvini, in particolare sull’art 13 che vieterebbe ai possessori di permesso di soggiorno l’iscrizione alle anagrafi comunali e quindi di ottenere la residenza. Dopo gli ordini del giorno depositati ieri (3 gennaio) da movimenti politici di sinistra per impegnare sindaci e giunte a sospendere il provvedimento, come annunciato dai primi cittadini di Palermo, Napoli e Firenze, oggi è la volta della contraerea, con i partiti di governo che replicano alle accuse, tra la difesa a spada tratta della Lega e l’invito all’approfondimento del sindaco pentastellato di Fabriano, Gabriele Santarelli.
«Sindaci come Ricci, Mangialardi e Seri (Pesaro, Senigallia e Fano, ndr) cercano di smarcarsi dalle posizioni gravi ed eversive del sindaco di Palermo Leoluca Orlando – commenta il senatore Paolo Arrigoni, responsabile della Lega Marche –, ma dalle loro dichiarazioni sul Decreto Sicurezza emerge una contrarietà politica strumentale, basata sulle menzogne e che ha lo scopo di nascondere la loro pessima azione amministrativa nel polverone che è stato alzato. Va chiarito innanzitutto che i richiedenti asilo continueranno a beneficiare degli stessi servizi di accoglienza e di assistenza, delle cure mediche e dei servizi scolastici per i minori, indipendentemente dall’iscrizione anagrafica e sulla base del domicilio individuato – spiega Arrigoni –. Già in passato, svariati Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni e che si sono trovati a ospitare per lunghi periodi centri di accoglienza di grandi dimensioni, avevano denunciato la questione connessa all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, che spesso ha determinato un sovraccarico per i servizi comunali ed un impiego ingente di risorse. Il Decreto Sicurezza è una risposta rigorosa contro il disastro causato dalla gestione scellerata dell’immigrazione da parte dei governi Pd che, dal 2013 al 2017, ci ha lasciato in dote la presenza di almeno 700mila presunti profughi, in maggioranza migranti economici e dunque clandestini mantenuti dagli italiani». Secondo il senatore, inoltre, «Ricci e Mangialardi dimostrano di non avere il senso delle istituzioni, strumentalizzando Anci e i ruoli di vicepresidente nazionale e presidente regionale dell’Associazione per interessi politici di parte, benché fortemente minoritari nel nostro Paese. Chiederne le dimissioni significherebbe però solo anticipare il giudizio dei loro concittadini che a maggio potranno mandarli a casa con il voto», conclude Arrigoni.
Più super partes l’intervento via Facebook di Santarelli, che critica in generale l’approccio alla materia: «Si parla di una cosa seria ma purtroppo non in modo serio. Il 99% di chi oggi si schiera nelle due curve contrapposte non sa nulla del decreto se non quello che viene fatto passare attraverso gli slogan strillati dai leader o presunti tali. Viene cavalcata la prima versione comoda e si perde totalmente la capacità critica. Compresi quei colleghi sindaci che per altre misure che sono state scaricate addosso ai Comuni con conseguenze dirette sui cittadini non hanno mai alzato un dito. Soprattutto i sindaci che parlano a nome dell’Anci senza aver minimamente interpellato nessuno». Il sindaco, fa inoltre sapere la presidente del Consiglio Giuseppina Tobaldi, ha pensato di organizzare un incontro con i soggetti coinvolti per capire le conseguenze dell’applicazione del decreto.
Braccio di ferro tutto anconetano è invece quello tra il gruppo consiliare della Lega e Altra Idea di Città. Quest’ultima ieri (3 gennaio) ha depositato un odg per impegnare la Giunta a sospendere l’applicazione dell’ormai famoso art. 13. «Altra Idea di Città e Partito Democratico – scrive in una nota il Carroccio – si preparano a seguire le orme dei sindaci Orlando e De Magistris per sabotare il Decreto Sicurezza. Per noi questa iniziativa è unicamente polemica politica spicciola e tende a strumentalizzare in mala fede dei contenuti per soli fini elettorali. Peggio, questa iniziativa ferisce la democrazia basata su regolari elezioni di un regolare Governo chiamato a legiferare con gli strumenti regolarmente attribuitigli. Ferita al sistema democratico inferta proprio da chi si definisce campione della democrazia».

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