facebook rss

«Farah non si è pentito,
personalità priva di scrupoli»

LE MOTIVAZIONI della condanna a dieci anni per il marocchino di Monte San Giusto che causò l'incidente stradale a Porto Recanati in cui persero la vita Gianluca Carotti ed Elisa Del Vicario
mercoledì 17 Luglio 2019 - Ore 11:06
Print Friendly, PDF & Email

 

Marouane Farah

 

Privo di scrupoli per essersi messo alla guida senza rispettare le più elementari norme del codice della strada, ha fornito una versione priva di circostanze di riscontro e ci sono dubbi se si sia veramente pentito. In sintesi questi alcuni punti della sentenza del giudice Daniela Bellesi che ha condannato a 10 anni di carcere Marouane Farah, il marocchino di Monte San Giusto che al volante di una Audi A6 con due amici, il 3 marzo scorso sull’Adriatica a Porto Recanati, si scontrò frontalmente con la Peugeot che trasportava la coppia di Castelfidardo Gianluca Carotti ed Elisa Del Vicario, morti sul colpo, e i loro figli finiti in ospedale di condizioni critiche. Accusato di duplice omicidio stradale e lesioni stradali, aggravati dal fatto di essere sotto l’effetto di alcol e hashish, e di circolare contromano con la patente scaduta e senza assicurazione, Farah è stato condannato, con il rito abbreviato, a dieci anni di reclusione. «Una personalità priva di scrupoli in grado di porsi alla guida in violazione delle più elementari norme del codice della strada, esponendosi al rischio di commetterne altre e di causare conseguenze anche mortali, poi purtroppo effettivamente verificatesi – si legge nella sentenza – Un fatto di una inaudita gravità».

Le auto coinvolte nello schianto

Già con una condanna in primo grado per spaccio, il marocchino residente a Monte San Giusto venne arrestato e processato per direttissima. «La patente era scaduta – ricorda Daniela Bellesi, presidente del collegio che ha esaminato il caso – e il veicolo non coperto da assicurazione. A gennaio poi Farah aveva denunciato lo smarrimento della patente, rinvenuta addosso a lui. All’udienza del 16 aprile ha dato una versione dell’incidente, dicendo che si era verificato dopo il tentativo di sorpassare un’auto. Diceva che l’assicurazione era stata pagata dalla moglie, che però l’aveva fatta solo per sei mesi senza avvertirlo. Chiedeva poi perdono alle vittime sopravvissute e ai familiari, esprimendo sofferenza per quanto accaduto. Ma la sua ricostruzione dell’incidente risulta priva di riscontri. La dinamica del fatto e il precedente a carico dell’imputato non consentono di concedere le attenuanti. Non risultano sufficienti neppure le scuse e il dichiarato pentimento, in quanto non consentono di dedurre un’effettiva resipiscenza e un ravvedimento, esclusi anzi dal tentativo di minimizzare la propria responsabilità con circostanze prive di riscontro, manifestazione di uno strenuo tentativo di difesa». Gli avvocati Emanuele Senesi e Vando Scheggia, che difendono il marocchino, potranno fare appello contro la condanna di primo grado.

 

Print Friendly, PDF & Email


Articoli correlati

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


X