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Sanità, sindacati all’attacco:
«Confronto azzerato e gestione opaca»

PROTESTA - Cgil, Cisl e Uil Marche annunciano la mobilitazione per mettere in luce le criticità del sistema sanitario. "Dal 2015 la Giunta omette dati e informazioni e non convoca le parti sociali". Riforma ferma, qualità dei servizi a picco, aumento della mobilità passiva e liste di attesa, le priorità dettate dalle sigle sindacali
giovedì 20 Luglio 2017 - Ore 17:48
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I segretari regionali delle sigle confederali delle Marche, Fioretti (Uil), Barbaresi (Cgil) e Rossi (Cisl)

 

Governo regionale autoreferenziale e per nulla trasparente nella gestione della sanità, i sindacati preparano la mobilitazione. A pochi giorni dalla manovra da 202 milioni per la sanità, che dovrebbe portare alla costruzione di nuovi ospedali, Inrca, Salesi e Fermo, le organizzazioni sindacali vanno all’attacco. «La Giunta ha azzerato il confronto con le parti sociali dal 2015 e omette sistematicamente tutti i dati e le informazioni necessarie a programmare e gestire il sistema sanitario» tuonano Cgil, Cisl e Uil Marche annunciando «un percorso di mobilitazione col quale coinvolgere le comunità locali per tentare di sbloccare il pericoloso meccanismo autoreferenziale sul quale si è inceppato il governo della sanità marchigiana ed avviare un confronto».

Sempre maggiore la distanza tra i bisogni di salute dei cittadini e le risposte del servizio sanitario, ancora lunghe le liste di attesa (solo una prenotazione su 4 rispetta i tempi previsti), conti in ordine a scapito della qualità dei servizi e dilagare della precarietà tra il personale, le criticità denunciate dai sindacati, alle quali aggiungono la drammatica condizione in cui versa il sistema socio sanitario nei territori colpiti dal sisma.

LE PRIORITÀ

Diverse le priorità sulle quali Cgil, Cisl e Uil Marche, insieme alle rispettive federazioni di categoria e dei pensionati, chiedono a gran voce l’apertura del confronto. Il potenziamento dei servizi territoriali (in particolare di quelli residenziali, diurni e domiciliari per anziani non autosufficienti), dell’integrazione socio sanitaria e della prevenzione, vista la riduzione dei posti letto ospedalieri per acuti, rappresenta la condizione indispensabile affinché la riorganizzazione costituisca una reale trasformazione del sistema, piuttosto che un semplice percorso di ridimensionamento dei costi e dell’offerta di servizi. Va portato poi a termine – proseguono le sigle sindacali – il percorso di riorganizzazione delle cure primarie, a partire dalla riconversione dei piccoli ospedali in ospedali di comunità e dallo sviluppo di un sistema articolato di case della salute, strutture, entrambe, rispetto alle quali vanno definiti con chiarezza le funzioni da svolgere, le attività da erogare ed un’equilibrata distribuzione sul territorio regionale. Ancora: preoccupa la riduzione degli standard garantiti dai punti di assistenza territoriale che dal 1 gennaio 2017 avrebbero dovuto sostituire tutti i punti di primo intervento, ma che risultano ancora privi di un chiaro assetto organizzativo e professionale.

Il sistema degli erogatori privati, in costante espansione nelle Marche, va governato lavorando in una logica di integrazione, e di non sostituzione, con l’offerta pubblica ed avviando percorsi di qualificazione delle condizioni economiche e normative dei loro dipendenti, da avvicinare progressivamente a quelle dei loro colleghi dipendenti pubblici.

I tempi di attesa stabiliti dalla normativa nazionale – affondano i sindacati – sono oggi rispettati nelle Marche solo per una prenotazione su quattro circa. Al contempo aumenta la mobilità passiva, che oggi pesa sul sistema per quasi 50 milioni di euro. La sanità regionale sta perdendo attrattività, anche a causa di una riorganizzazione della rete ospedaliera che sembra basata su logiche più legate ad equilibri politici e ad interessi di parte, piuttosto che ai bisogni effettivi della popolazione, rilevabili e giustificabili in base a criteri demografici ed epidemiologici.

Il risultato di gestione del Servizio Sanitario regionale (61,9 milioni nel 2015) è positivo solo sul piano strettamente economico, in quanto realizzato riducendo la qualità dei servizi e appesantendo le condizioni di lavoro del personale. Dal 2010 ad oggi nelle Marche si sono perse 722 unità lavorative con contratto a tempo indeterminato. Le limitazioni al turnover, il mancato adeguamento degli organici e il precariato diffuso portano all’aumento dei fenomeni di stress e di burn out conseguenti al sovraccarico di attività. Le 3.250 assunzioni vantate dalla Regione nel 2016 sono per lo più rappresentate da contratti a tempo determinato prorogati o attivati per coprire i pensionamenti.

 

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