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Intitolate le aule del tribunale
agli ‘eroi della quotidianità’
«Sono la memoria che portiamo dentro» (Foto/Video)

ANCONA - Da questa mattina, il palazzo di giustizia e le stanze al suo interno portano il nome di 14 persone, tra magistrati, avvocati e giornalisti, che hanno dedicato tutta la loro vita per insegnare la cultura della legalità e della giurisdizione. L'immobile di corso Mazzini è stato dedicato a Vittorio Salmoni, ascolano di origine ebraica estromesso dalla carica di presidente della Corte d'Appello con l'entrata in vigore delle leggi razziali
giovedì 23 Maggio 2019 - Ore 17:09
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La targa dedicata a Salmoni

 

di Federica Serfilippi (foto/video di Giusy Marinelli)

Il 23 maggio del 1992 morivano in un attentato il giudice  Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo assieme alla loro scorta. A ventisette anni dalla strage il tribunale di Ancona ha voluto rendere omaggio non solo al magistrato che più di tutti rappresenta la lotta alla mafia, ma a tutte quelle personalità che hanno fatto della loro vita un inno alla legalità. Con un cerimonia solenne alle presenze delle maggiori autorità civili, militari e religiose, questa mattina è stato intitolato il palazzo di giustizia e le aule al suo interno. Tra le mura dell’immobile di corso Mazzini risuonano 14 nomi. Sono quelli di Vittorio Salmoni, presidente della Corte d’Appello destituito durante le leggi razziali perchè ebreo e antifascista; di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (a loro è dedicata la corte interna del tribunale); di Elisa Comani, prima donna iscritta all’albo degli avvocati dorici; Arturo Vecchini, avvocato ed ex sindaco di Ancona; Fausto Angelucci, ex procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona; Mario Amato, magistrato ucciso in un attentato il 23 giugno 1980; Guido Galli, accademico e magistrato freddato mentre stava andando a insegnare all’università; Rosario Livatino, magistrato assassinato dalla mafia; Emanuela Loi, poliziotta uccisa nella strage di via d’Amelio; Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale trucidato da Cosa Nostra; Vittorio Petrelli, finanziere ucciso in servizio; Giorgio Ambrosoli, avvocato assassinato; Peppino Impastato, il giornalista siciliano simbolo della lotta contro la mafia. Il palazzo è stato intitolato all’ascolano Vittorio Salmoni, con una targa posta all’ingresso di corso Mazzini.

Le targhe

E’ stata scoperta dal sindaco Mancinelli, dal presidente del tribunale Spinosa, dal procuratore capo Garulli e dal presidente degli avvocati Miranda. Il primo cittadino: «Questa giornata – ha detto Mancinelli – vuol dire far riconciliare la città con un pezzo della sua storia e aprire il simbolo stesso dell’amministrazione della giustizia alla cittadinanza. L’intitolazione del tribunale significa che dobbiamo esercitare il dovere della memoria. Ringrazio la persona a cui intitoliamo il tribunale perchè seppe dare una lezione al mondo che è bene ricordare ogni giorno». Salmoni dovette abbandonare il tribunale con le leggi razziali per poi tornare in magistratura. Il presidente Spinosa: «Questa è una giornata dedicata al ricordo, lo dicono la data e i nomi a cui dedichiamo il palazzo e le aule. È anche una giornata di festa, perchè il palazzo si è rivestito con i suoi abiti migliori perchè vogliamo celebrare la giurisdizione di Ancona e rinnovare il matrimonio con la città». Le targhe con i nomi delle persone a cui sono dedicate le aule sono state scoperte al quinto piano del tribunale. Presenti alcuni familiari di coloro che non ci sono più, come il nipote di Salmoni, la figlia di Guido Galli, il figlio del giudice Amato e quello di Angelucci. Questa sera andrà in scena, nel corte del tribunale, lo spettacolo ‘Paragoghè’, dedicato ai depistaggi delle stragi che hanno segnato uno dei capitoli più bui della storia italiana. Il presidente della Corte d’Appello Luigi Catelli sui nomi che risuoneranno in tribunale: «Rappresentano la memoria che ci portiamo dentro e il ricordo di vite professionali spese per i principi della legalità e della costituzione. Il ricordo deve essere vivo e vissuto nel presente per essere trasmesso alle nuove generazioni». Il procuratore generale Sergio Sottani: «Dobbiamo insegnare e ricordare la storia e con questa intitolazione dobbiamo far sentire i morti meno soli e dirgli che noi vinceremo». Il procuratore capo Monica Garulli: «La grandezza delle persone che ricordiamo non è stata quella di essere degli eroi, ma adempiere ai loro compiti. Si tratta di persone che fino in fondo hanno adempiuto al loro dovere».

 

 

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