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Cardeto, si allungano i tempi
per i lavori all’arco
Il Fargo non può riaprire

ANCONA – La fine del cantiere, in mano al Demanio, è prevista per inizio agosto. L'associazione Nie Wiem che gestisce il locale ha chiesto una sospensiva della concessione per il 2019, da far scorrere al 2020 senza passare per una nuova gara. L'assessore Foresi: «ipotesi che mi trova assolutamente d'accordo»
lunedì 22 Luglio 2019 - Ore 22:01
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Fargo, foto d’archivio

 

di Martina Marinangeli

Per la sistemazione dell’arco del belvedere Pablo Neruda serve altro tempo e il bar Fargo deve dare l’addio alla stagione estiva. I lavori, di competenza del Demanio, dovevano essere già finiti (l’ultimo traguardo era stato fissato al 17 luglio), ma ora la nuova road map sposta al 7-8 agosto il completamento del cantiere. Uno slittamento che ha mandato in fumo i progetti dell’associazione Nie Wiem – gestore del bar all’interno del parco del Cardeto –, tanto che il presidente Valerio Cuccaroni ha chiesto una sospensiva della concessione per il 2019, da far scorrere al 2020.
Il contratto di Nie Wiem sarebbe scaduto quest’anno e per il prossimo era prevista una nuova gara per l’affidamento della gestione del locale. Data l’impossibilità oggettiva di organizzare attività a causa dei lavori di sistemazione del tunnel che dal belvedere Pablo Neruda permette l’accesso al faro – ormai da gennaio inaccessibile, se non dall’angusto ingresso di via Birarelli, a causa della caduta di alcuni massi – l’associazione «ha chiesto di valutare la sospensiva della concessione, con richiesta da scorrere al 2020 senza riproporre la gara – ha fatto sapere l’assessore alle Manutenzioni, Stefano Foresi, rispondendo oggi all’interrogazione del consigliere di Altra idea di città, Francesco Rubini –, ipotesi che mi trova personalmente d’accordo». Ora andranno fatte tutte le verifiche del caso per valutare se sia un iter percorribile, ma intanto, la stagione 2019 di Fargo è saltata.
«Ancora una volta – punta il dito Rubini – per colpa di una burocrazia indecente, banali lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza hanno richiesto ben otto mesi di tempo, determinando l’amputazione di un intero parco e l’impossibilità di apertura per il Fargo. Mi auguro che tutti insieme saremo capaci di rendere il più possibile evidenti e conosciute le oggettive responsabilità del Demanio, incapace di garantire collaborazione, efficienza ed efficacia, principi cardine per ogni Pubblica amministrazione».

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