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Abbattere le liste d’attesa:
un affare da 6 milioni di euro

ANCONA – Siglato con le Case di Cura del territorio l'accordo triennale 2019/2021. Confermato il budget ordinario storico per l'erogazione delle prestazioni, fissato a 53.857.844 euro. Il fondo dedicato alla mobilità attiva è stato riconvertito
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(Foto d’archivio)

 

 

È stata necessaria una lunga trattativa, ma il 2 agosto la Regione e le Case di Cura del territorio aderenti all’Associazione italiana ospedalità privata hanno stipulato l’accordo triennale 2019/2021 – approvato con delibera di giunta 978 lo scorso lunedì – per collaborare all’abbattimento delle liste d’attesa ed al recupero della mobilità passiva. Il documento prevede il mantenimento del budget ordinario storico per l’erogazione delle prestazioni, fissato a 53.857.844 euro, ma la novità sta nella riconversione di 6 milioni di euro da destinare agli interventi per la riduzione delle liste di attesa, tolti alla mobilità attiva «visto che, su questo aspetto, non sono ancora chiari i criteri nazionali», spiega il governatore Luca Ceriscioli. Per la precisione, sono previsti 6.145.256 euro ne1 2019, 6.220.256 euro nel 2020 e 6.295.256 euro nel 2021, che verranno impiegati per dare copertura allo strumento del bonus-malus, creato per recuperare prestazioni sanitarie e organizzare gli appuntamenti in modo da evitare l’allungamento improprio delle liste di attesa. Le Case di Cura che hanno sottoscritto l’accordo – Villa Igea, Villa Serena, Villa dei Pini, Villa Alba, clinica Marchetti, Villa Anna, Stella Maris/San Benedetto, Villa Verde e Villa San Marco – dovranno garantire prestazioni aggiuntive (tra le 43 previste dal ministero della Salute) dove si è rilevata una carenza.
«Nella regione – si legge nella delibera – permangono criticità relative ai tempi di attesa per prestazioni diagnostiche e terapeutiche, e continua a registrarsi un importante flusso di prestazioni fruite in mobilità passiva verso strutture di altre regioni. Flusso che appare dovuto a vari fenomeni, come le lunghe liste di attesa, la disomogenea distribuzione dei servizi sul territorio, la parziale carenza di offerta nelle strutture regionali e talvolta alcuni fenomeni opportunistici da parte dei professionisti delle regioni limitrofe».
Il budget per la riduzione dei tempi di attesa ed il recupero della mobilità passiva, distribuito tra le varie Case di cura, ammonta a 8,09 milioni di euro nel 2019, a 8,74 milioni nel 2020 e 9,04 nel 2021. Per accedere alla quota di committenza, devono garantire le prestazioni richieste dal pubblico per almeno un 50% del valore complessivo del budget. Le parti si impegnano inoltre a rinunciare ad eventuali contenziosi passati e futuri su quanto disciplinato dal nuovo accordo triennale.

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