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Omicidio della pittrice,
al via il processo per i Santoleri

TRIBUNALE - È partito oggi il procedimento davanti alla Corte d'Assise che vede imputati padre e figlio per il delitto di Renata Rapposelli, uccisa il 9 ottobre 2017 e ritrovata morta un mese dopo sulle rive del Chienti, a Tolentino. Parte civile l'associazione Penelope e la figlia della vittima, Maria Chiara
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Simone e Giuseppe Santoleri

 

Morte della pittrice Renata Rapposelli: processo al via davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Teramo per valutare le posizioni di Simone e Giuseppe Santoleri, figlio maggiore ed ex marito della vittima uccisa il 9 ottobre 2017 a Giulianova. Il processo si è aperto con una serie di eccezioni da parte delle difese e le costituzioni di parte civile. Ammesse l’associazione Penelope, assistita dal legale Federica Guarrella, e Maria Chiara Santoleri, figlia minore di Renata e Giuseppe e sorella di Simone. Quest’ultimo, recluso a Lanciano, era assente in aula. Presente invece il padre, relegato nel carcere di Teramo. In totale, saranno un centinaio i testimoni che dovranno sfilare davanti ai giudici popolari. I primi, quelli del pm, dovranno deporre il prossimo 21 febbraio. Il processo si tiene a Teramo dopo che il fascicolo è passato per competenza territoriale in Abruzzo. L’arresto era scattato lo scorso marzo per volontà del gip dorico a seguito delle indagini portate avanti dal pm Andrea Laurino. Stando alla ricostruzione della procura, sarebbe stato Simone a soffocare la madre sul divano di casa, aiutato dal padre Giuseppe. A spingerlo al delitto, un movente di tipo economico. I due, poi, si sarebbero disfatti del cadavere caricandolo in auto e portandolo sulle rive del Chienti, a Tolentino. Come consulente difensivo, la difesa di Simone Santoleri (avvocati Gianluca Retiano e Gianluca Carradori) ha ingaggiato lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi.

 



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