Vertenza Elica, presidio ad Ancona:
«Accordo alla portata,
ma le istituzioni ci aiutino» (Video)
di Martina Marinangeli (foto/video Giusy Marinelli)
Bandiere, striscioni, tamburi e megafoni. Si fa sentire il Coordinamento unitario del gruppo Elica – composto da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm –, questa mattina in presidio di fronte alla Prefettura di Ancona. Si fa sentire per tenere alta l’attenzione su una vertenza che va avanti ormai da mesi.
A marzo, l’annuncio dell’azienda del Fabrianese di voler delocalizzare buona parte della produzione in Polonia, con il conseguente esubero di 409 dipendenti. Ne è conseguito un aspro braccio di ferro con, a giugno, un primo passo indietro di Elica, che si è detta aperta ad eventuali modifiche. Ma i sindacati chiedono che alle parole facciano seguito i fatti. Per questa ragione, una delegazione ha incontrato il prefetto per chiedere maggior supporto da parte delle istituzioni. «Se ognuno ci mette il suo, l’accordo è alla portata. Il rischio è la desertificazione della Vallesina. Il management dell’azienda è irresponsabile, osservano i sindacati. E mentre si discuteva al tavolo prefettizio, in piazza del Papa proseguiva la manifestazione, con i dipendenti Elica che hanno anche espresso solidarietà ai “colleghi” della Enedo di Osimo, dove la metà dei dipendenti è a rischio esubero.

Il consogliere regionale Carlo Ciccioli (a sin.) con Pierpaolo Pullini (Fiom) e alcuni rappresentanti del coordinamento sindacale unico del Gruppo Elica
Pierpaolo Pullini, segretario Fiom Cgil Ancona, fa notare come «l’azienda Elica non sia mai andata bene come in questo periodo: ha tanto lavoro e diminuisce l’indebitamento. Il piano presentato a marzo non ha più motivo di esistere. Servono investimenti per costruire un piano industriale finalizzato a restituire la centralità al territorio di Fabriano. Diventi un modello per tutto il Paese». In una nota, i sindacati sottolineano che «rimane un numero impressionante di cappe che sarà oggetto di delocalizzazione (oltre un milione e, di qui, i 409 esuberi) così come la portata di investimenti previsti, approvati ed in essere sul plant polacco. Indiscutibilmente, la sospensione del piano annunciata dall’azienda il 29 giugno è stato un passaggio fondamentale ed oggi si sta discutendo anche sulle proposte industriali, avanzate dal Coordinamento sindacale, di far diventare il territorio di Fabriano il reale centro di produzione di tutto l’alto di gamma, attraverso soprattutto operazioni di reshoring e sullo sviluppo futuro di quelle tipologie. È necessario – sottolineano le sigle – perseguire la concretezza richiamata dalla Vice-Ministra Alessandra Todde, che vogliamo raccogliere e rilanciare, chiedendo con forza l’azienda di tornare al tavolo ministeriale, con del lavoro certo, aggiuntivo e qualificato per le fabbriche italiane, che dia credibilità e sostenibilità in prospettiva ad un progetto industriale da condividere e con un piano di investimenti che ne renda attuabile la costruzione».
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