Strage della Lanterna Azzurra:
la banda dello spray
in tribunale con le mascherine (Video)

Uno degli imputati per la strage alla Lanterna
di Federica Serfilippi (foto di Giusy Marinelli)
Strage della Lanterna Azzurra, al via il processo per la banda dello spray, accusata di aver dato vita alla calca infernale scatenatasi la notte dell’8 dicembre 2018. Questa mattina, al quinto piano del tribunale di Ancona, l’inizio dell’udienza preliminare con i sei imputati presenti in aula, tradotti dagli istituti penitenziari delle Marche e dell’Emilia Romagna.

L’avvocato della famiglia Vitali, Irene Ciani, con il fratello di Benedetta Vitali
Alcuni indossavano la mascherina, vista l’emergenza Coronavirus. Stessa situazione per gli agenti della Penitenziaria che hanno scortato la gang, originaria della Bassa Modenese e composta da ragazzi di età compresa tra i 20 e i 22 anni. L’udienza è durata poco più che mezz’ora, il tempo della presentazione delle costituzioni di parte civile. A depositarle, tutti i familiari delle sei vittime (5 adolescenti e una mamma di 39 anni) che persero la vita nell’inferno di Corinaldo, nel corso della serata dove nel locale era atteso il trapper Sfera Ebbasta. L’istanza presentata anche da alcuni feriti, dalla Magic srl (la società che gestiva la discoteca), i proprietari dell’immobile, il Comune di Corinaldo, la Regione Marche e l’associazione ‘Insieme a Marianna’, una onlus dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne e sui minori. All’arrivo dei cellulari della Penitenziaria, alcuni imputati sono stati salutati da un manipolo di amici. L’udienza è stata aggiornata al 2 aprile. I sei imputati hanno deciso di procedere con il rito abbreviato. Alla sbarra ci sono Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah. Sono tutti in carcere dal 2 agosto, dopo le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona e coordinate dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine, omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di furti e rapine in discoteche di mezza Italia. Per le vittime, era presente in aula Francesco Vitali, fratello di Benedetta, una delle cinque adolescenti che hanno perso la vita a Corinaldo. «Ci sono persone che hanno rovinato la nostra vita. Finchè non arriveremo a una giustizia fatta non saremo tranquilli e sereni. Non mi aspetto nessuna spiegazione, spero che gli imputati si facciano un esame di coscienza» ha detto Francesco. Sulla tragedia di Corinaldo è ancora in fase di indagine un altro filone, quello riguardante gli aspetti burocratici e di sicurezza legati alla gestione del locale. Per questa parte d’inchiesta, gli indagati sono 17. C’è anche il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi.
(Servizio aggiornato alle 15,40)

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