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Ospedale Inrca-Osimo, Latini:
«Prestazioni dimezzate in 5 anni»

SANITA' - L'ex sindaco delle Liste civiche rileva, dati alla mano, come i servizi siano stati depotenziati. «E' il frutto della combinata volontà distruttiva di forze politiche (dal Pd a M5S a altri esponenti civici) che si sono accodate alle scelte regionale, senza battere ciglio» commenta
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L’ingresso dell’ospedale di Osimo, in via Leopardi

«Senza polemica, perchè l’epidemia in atto ci porta tutti a stare uniti per prevenirla e combatterla, ma i dati emanati dall’Inrca sulle prestazioni ospedaliere 2019, devono essere letti non solo in se stessi in quanto tali, ma anche rispetto a quelli di un recentissimo passato, perchè solo così emergono positività o negatività.

Dino Latini

Il confronto è impietoso: oggi si effettuano presso l’ospedale dell’Inrca di Osimo, il 47,63% di prestazioni in meno di quelle che si effettuavano nello stesso ospedale allora dell’Asur nell’anno 2015». Dino Latini (Liste civiche), ex sindaco di Osimo ed ex consigliere regionale, segnala in una nota che le prestazioni dell’ospedale Inrca-Osimo si sono quasi dimezzate nell’ultimo quinquennio. «E’ l’effetto di reparti chiusi, personale carente, servizi dismessi ufficialmente o di fatto, medici non sostituti, attività rinviate in altre strutture ospedaliere. – prosegue – Avrei voluto dati diversi che dimostrassero come rispetto solo a tre anni fa l’ospedale aveva se non numeri maggiori, almeno uguali, invece che un trend negativo (però sotto gli occhi di tutti). Il pronto soccorso, che il piano sanitario regionale prevede chiuso, anche ora ha dati molto più bassi rispetto al 2015. Prima vi si portava di tutto e si svolgeva tutte le urgenze (dal codice verde a quello rosso) . Adesso no,perchè gli ambulatori sono un servizio ma non sono reparti specialistici che si possono reperire e coinvolgere se si hanno urgenze al pronto soccorso».

Il corridoio prinicipale dell’ospedale di Osimo

L’ex sindaco di Osimo rileva inoltre che «le ambulanze che coprono 12/13 Comuni non portano quasi più nulla di urgenza in Osimo: di 2100 chiamate nel 2019 il 50% hanno visto portare i pazienti (bambini compresi) in Ancona o da altre parti ma non in Osimo. Segnalo che mi hanno aiutato alla ricostruzione dei dati di confronto oltre i documenti pubblicati da Asur (che tutti possono verificare) anche le tante informazioni di operatori dell’ospedale di Osimo, stanchi, delusi e quindi desiderosi di raccontare ciò che conoscono, rispetto a ciò che si comunica in via politica. L’integrazione del personale, poi, tra Inrca di Ancona e Inrca di Osimo, vede una profonda frattura, come emerge dalle lettere anche di sindacati, intese a svalutare il lavoro compiuto in Osimo, con il fine recondito di inglobare il tutto. Nessuno ne parla ufficialmente, ma molti medici mi hanno evidenziato la ferita esistente, che pone un forte freno a un vera integrazione in favore di una fusione dell’Inrca di Ancona. Ferita che si è ampliata a seguito dell’ultima lettera e che ha portato molti di loro a dimettersi dall’iscrizione a un sindacato».

Alla luce di questa analisi, Latini rileva inoltre che affermare «che è meglio stare con l’Inrca rispetto all’Asur, è una schiocchezza colossale che non merita commento, perchè prefigura una repubblica a sè, inesistente in campo sanitario. Affermare che si farà l’ospedale nuovo è smentito dal piano sanitario approvato. Avrei voluto dire di essermi sbagliato, – rimarca – perchè le scelte compiute per l’ospedale e la sanità di Osimo in questi anni avevano portato a una crescita e potenziamento del Ss. Benvenuto e Rocco e delle altre strutture sanitarie. Così non è, putroppo, ed è il frutto della combinata volontà distruttiva di forze politiche (dal Pd a M5S a altri esponenti civici) che si sono accodate alle scelte regionale, senza battere ciglio,ed anzi divenendo pretoriani locali contro chi come le Liste civiche (vere), hanno garantito che l’ospedale rimanesse in piedi, totalmente e funzionante. La sola mia presa di posizione contro il piano sanitario regionale come approvato, ha avuto una sequela di interventi tese tutte a tacitare ciò che ho detto, che è solo la constatazione di quello che la Regione prevede per questa zona in campo sanitario: una sorta di desertificazione come si può notare dalle cartine che allego e che pure sono il frutto solo dei documenti ufficiali. Senza polemica».

 

 



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