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Chiusura del punto nascita,
il Tar respinge il ricorso di Fabriano:
speranze di riaprirlo ridotte al lumicino

SENTENZA - Secondo i giudici amministrativi il provvedimento di Asur e Regione è legittimo, non è stato «affrettato e repentino» ma obbligatorio perchè previsto già nel piano sanitario regionale 2010. E' stato concertato con tutti gli enti interessati a vari livelli e ratificato dal Comitato percorso nascite nazionale. Ma soprattutto, così come strutturato, permette di garantire «la gestione delle emergenze dettate da situazioni imprevedibili» nell'area montana. Il sindaco Santarelli: «Valuteremo l'appello con i legali»
domenica 13 Ottobre 2019 - Ore 18:06
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Il Tar Marche

 

E’ legittima sotto tutti i profili la chiusura del punto nascita dell’ospedale ‘Profili’. Così ha deciso il Tar Marche che ha depositato venerdì scorso, la sentenza a tre mesi dall’udienza di merito del ricorso presentato dal comune di Fabriano per impugnare la decisione di Asur e Regione Marche. I giudici amministrativi di Ancona hanno respinto tutti i motivi di causa presentati dall’ente locale e, in supporto, dai comuni di Sassoferrato e Genga, per chiedere l’annullamento degli atti che a fine febbraio avevano disposto lo smantellamento della sala parto del presidio ospedaliero. Le speranze di riaprirla sono ormai ridotte al lumicino. Intanto il collegio giudicante ha chiarito che già il Piano socio sanitario 2010 delle Marche aveva previsto la riorganizzazione della rete neonatologica regionale e che la decisione dell’Asur di dismettere l’Ostetricia del ‘Profili’ non è stata pertanto viziata da incompetenza perché l’azienda sanitaria si è limitata ad esercitare ed attuare, nel rispetto degli obiettivi assegnati e delle direttive impartite dalla Giunta regionale, il riassetto organizzativo della rete dei Punti nascita.

Un protesta per la soppressione del Punto Nascita e il ridimensionamento del reparto di Pediatria davanti all’ospedale Profili

NESSUNA DECISIONE AFFRETTATA E REPENTINA MA OBBLIGATORIA – Il Tar ha quindi stabilito che la chiusura della Maternità non è stata «affatto il frutto di una decisione repentina e immotivata» perchè «le determine Asur del 2015 sono state adottate a conclusione di un percorso di razionalizzazione dell’intera rete ospedaliera regionale (e dei Punti nascita) lungo e complesso, attuato, per ovvie ragioni, secondo step successivi e che ha visto il coinvolgimento di diversi soggetti pubblici a vari livelli». Sono stati coinvolti tutti i soggetti ed enti interessati ma per il presidio ospedaliero di Fabriano è stato registrato, negli anni 2014 e 2015, un trend delle nascite che si colloca ben al di sotto dei 500 parti annui (pari a 400 l’anno) previsti dalle disposizioni ministeriali, «sicché la chiusura del relativo Punto nascita era obbligatoria, – rimarcano i giudici dorici – oltre che prevedibile, sulla base dei citati indirizzi statali e regionali».

La protesta a Fabriano contro la chiusura del Punto nascita

CHIUSI ANCHE I PUNTI NASCITA DI RECANATI, VILLA IGEA, OSIMO E SAN SEVERINO – L’ospedale di Fabriano, tra l’altro, non era dotato di guardia pediatrica/neonatologica attiva H24, e il suo Punto nascita non è stato l’unico delle Marche individuato per la chiusura, ricorda il Tar, «essendosi proceduto, nel 2012, alla chiusura dei Punti nascita di Recanati e di Villa Igea di Ancona ed essendo stata prevista la soppressione degli altri Punti nascita di Osimo e di San Severino Marche (di fatto avvenuta tra il 2015 e il 2016), strutture parimenti prive dei requisiti indicati nell’Accordo del 2010 e negli atti di indirizzo regionali ad esso susseguiti». Una volta chiusa la sala parto, poi, nella città della carta sono state potenziate, come prevede la legge, le Unità operative di assistenza neonatale, anche mediante servizi di trasporto assistito della mamma e del bambino (STAM e STEN), «secondo modalità operative idonee a garantire interventi in emergenza/urgenza H24, adeguati e attuati da personale specializzato, per il trasporto del neonato nella struttura di II livello (Salesi di Ancona), dotata, tra l’altro, di terapia intensiva neonatale, e della madre presso l’Unità operativa più attrezzata secondo le necessità e più vicina». Non basta. Il mantenimento poi del reparto di Ginecologia all’ospedale ‘Profili’ permette comunque di assicurare, secondo i giudici del Tar, «la gestione delle emergenze dettate da situazioni imprevedibili, che si potrebbero presentare, soprattutto nella prima fase transitoria, mediante accesso al pronto soccorso».

FABRIANO, TERRITORIO MONTANO NEL CRATERE DEL SISMA – Rigettati in toto anche i motivi aggiunti proposti dal ricorrente che stigmatizzano la repentina chiusura del reparto di Ostetricia, avvenuta nonostante le difficoltà della viabilità del territorio montano, tra l’altro inserito nel cratere del sisma perché ferito dal terremoto del 2016-2017. Accogliendo la tesi di Asur e Regione, il Tar ha evidenziato che sono trascorsi due anni di proroga prima della chiusura, originariamente prevista per il 31 gennaio 2016, e di sperimentazione per organizzare un modello integrato tra il personale sanitario fabrianese con quelli di altri presidi «per garantire il mantenimento di un adeguato livello di expertice dei professionisti presenti presso il punto nascita di Fabriano».

IL COMITATO PERCORSO NASCITE NAZIONALE HA DETTO NO – Nel novembre 2017 la Regione Marche ha provveduto, anche in considerazione della particolare situazione oro-geografica del Comune di Fabriano, a formulare al Ministero della salute richiesta di mantenimento in attività del Punto nascita. «La richiesta – evidenzia il Tar – è stata posta all’attenzione del Comitato Percorso Nascita nazionale, come si evince dalla nota del Ministero della Salute n. 8850 del 19 marzo 2018. E’ stato, infatti, detto Comitato che si è espresso con parere reso nella riunione del 22 maggio 2018 ritenendo non sussistenti le condizioni per la deroga, dopo aver escluso il disagio oro-geografico e dopo aver valorizzato la presenza dei Punti nascita alternativi simmetricamente posti ai lati dell’area, nonché la circostanza che i tempi di percorrenza per diversi dei presidi alternativi sono inferiori rispetto al Punto nascita indice. E’ evidente, quindi, che un’interlocuzione con i competenti organi tecnici del Ministero c’è stata rispetto alla possibilità di mantenere attivo il Punto nascita in questione, ma altrettanto evidente è che la risposta del Ministero è stata sempre negativa (da ultimo con la richiesta di chiusura di cui al verbale del Comitato LEA del 13 dicembre 2018), avendo quest’ultimo evidenziato l’irrinunciabilità – in un rapporto di bilanciamento tra il rischio legato ai disagi oro-geografici e il rischio legato alla ridotta capacità di affrontare condizioni complesse e situazioni di emergenza derivante da volumi di casistica molto bassi – della presenza di tutti gli standard di sicurezza di cui all’Accordo del 16 dicembre 2010».

I sindaci presenti alla manifestazione di marzo 2019

I DISAGI STRADALI SULLA SS 76– In quest’ottica anche i disagi stradali collegati ai cantieri che interpuntano la Ss 76 non vanno letti come causa sostanziale per annullare gli atti di Asur e Regione. I lavori non sono collegati al terremoto ma semmai sono precedenti e hanno subito un rallentamento rispetto al cronoprogramma originario e anche l’eventuale blocco della viabilità causato da incidente stradale va considerato, secondo il collegio dei giudici amministrativi delle Marche come «un evento eccezionale, che non può assurgere a parametro dell’ordinario disagio infrastrutturale». Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti. Adesso i Comuni ricorrenti dovranno decidere se questo primo round del contenzioso sarà anche l’ultimo o se invece sarà opportuno presentare l’impugnativa d’appello in Consiglio di Stato.

Il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli

«IL SINDACO SANTARELLI: VALUTEREMO CON I LEGALI L’APPELLO» – Il sindaco di Fabriano Gabriele Santarelli si riserva di valutare l’appello. «Attendo di potermi confrontare con gli avvocati per poter dare un giudizio più compiuto. – scrive in un lungo post sui social media – Però intanto dalla prima lettura mi pare che ci siano dei passaggi che dimostrano che il Tar non sia riuscito a comprendere appieno la situazione. Due in particolare mi hanno colpito e fanno riflettere. Il primo è il passaggio in cui parlando dei tempi di percorrenza verso gli altri ospedali affermano che valgono i dati inviati dalla regione e che le altre considerazioni sono del tutto soggettive. Il secondo quando affermano che comunque in caso di emergenza il pronto soccorso interviene come per gli altri casi anche alla luce della presenza del servizio ginecologia e ostetricia. Resta il fatto che l’Asur con un atto unilaterale ha smentito una delibera della Giunta Regionale dove si diceva chiaramente che il Punto nascita doveva rimanere aperto e il Tar con questa decisione ha avallato questa procedura che continuo a ritenere del tutto illegittima e mi risulta difficile capire come possa essere stata considerata corretta dai giudici. Nei prossimi giorni studieremo insieme agli avvocati la decisione del Tar e decideremo come proseguire».

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