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«La giunta Ceriscioli ha applicato
il decreto Balduzzi
per la chiusura dei Punti nascita»

ANCONA - Maurizio Mangialardi commenta l'approvazione della mozione M5S per il ripristino dei reparti cancellati nella passata legislatura. «Ora che la destra marchigiana e i 5 Stelle sono al governo della Regione si accorgono che non basta puntare il dito quando si è di fronte a un quadro normativo avverso e dovranno chiedere al governo la revisione della normativa sul tema» sottolinea
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Maurizio Mangialardi, capogruppo assembleare del Partito Democratico – Assemblea Legislativa delle Marche

 

 

«Come si suol dire, il re è nudo. Oggi, finalmente, in consiglio regionale sono cadute tutte le accuse che per cinque anni la destra marchigiana e il Movimento 5 Stelle hanno rivolto alla giunta Ceriscioli per quanto concerne la riforma della sanità regionale. Votando la mozione presentata dai pentastellati volta a chiedere al governo la revisione del cosiddetto decreto Balduzzi per quanto concerne la riorganizzazione dei punti nascita, la maggioranza è stata costretta, di fatto, a riconoscere come la giunta Ceriscioli abbia agito nello scorso quinquennio pienamente in linea con il quadro normativo nazionale, subendo semmai i vincoli imposti dalla legge. Una vera e propria retromarcia da parte della destra, che ha sciolto come neve al sole tutte le mistificazioni su cui hanno costruito la loro fortuna elettorale». Commenta così Maurizio Mangialardi, capogruppo del gruppo assembleare del Partito Democratico, la mozione M5S approvata oggi del Consiglio regionale delle Marche per chiedere alla giunta regionale di intraprendere iniziativa nei confronti del governo e del ministro della Salute, al fine di definire nuovi criteri per la riorganizzazione dei punti nascita. L’atto, riguardante la revisione dei criteri per la riorganizzazione dei punti nascita e la valutazione di nuovi protocolli di sicurezza per quelli con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui, a iniziativa dei consiglieri M5S Simona Lupini e Marta Ruggeri, è stato licenziato con 21 voti a favore e 9 astenuti.

«Ora che sono al governo della Regione Marche – sottolineano i dem che si sono astenuti in sede di voto– si accorgono che su temi complessi come quelli della sanità, non basta gridare e puntare il dito, ma occorre saper gestire le situazioni, anche e soprattutto quando si è di fronte a un quadro normativo avverso. Credono forse che l’applicazione delle disposizioni previste da decreto del ministro Balduzzi, che imponeva la chiusura dei punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui, sia stata eseguita a cuor leggero dalla precedente Amministrazione? O che si sia proceduto senza prima tentare cercare di ottenere delle deroghe dal governo nazionale? La verità è che la destra ha vinto le elezioni ingannando l’elettorato marchigiano, facendo credere che con loro sarebbe stato possibile ritornare alla situazione precedente all’approvazione del decreto del ministro Balduzzi, peraltro esponente di quel governo Monti sostenuto anche da partiti dell’attuale maggioranza regionale».

«Non sarà certo una mozione consiliare per buttare fumo negli occhi degli elettori – concludono i consiglieri del Pd – a risolvere il problema. Una soluzione vera non può che passare dalla politica. Non a caso, in campagna elettorale, ci eravamo fatti promotori con il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini di una forte alleanza tra le Regioni, affinché si potesse aprire una vertenza con il governo nazionale per arrivare a una rapida modifica del decreto Balduzzi, divenuto insostenibile per chiunque intenda offrire servizi e prestazioni sanitarie pubbliche efficienti e adeguate ai bisogni dei cittadini. Purtroppo non ci sembra che una simile iniziativa sia nelle corde, e forse neppure nelle capacità, né dell’attuale giunta regionale né dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle».



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